L'autrice Nélia Alfarrobinha condivide una riflessione sull'accessibilità ispirata a un viaggio delle Donne Social-Democratiche a Bruxelles. Durante la visita, il gruppo si è confrontato con difficoltà di mobilità e accessibilità che hanno reso visibile ciò che molte persone che utilizzano sedie a rotelle affrontano quotidianamente. L'autrice sottolinea che realtà come marciapiedi inadeguati, barriere lungo il percorso o l'assenza di alternative accessibili trasformano ciò che dovrebbe essere un diritto básico — la libertà di circolare con autonomia e dignità — in un ostacolo difficile o addirittura impossibile da superare.
L'esperienza ha portato l'autrice a difendere che l'accessibilità non è solo una questione tecnica o urbanistica, ma una questione di diritti, uguaglianza, autonomia e cittadinanza. Difende che è necessario smettere di guardare all'accessibilità come un insieme di piccoli interventi isolati e iniziare a considerarla come una vera e propria politica comunale trasversale. Sottolinea che non basta costruire una rampa se non è utilizzabile, né basta che esista un marciapiede se non permette una circolazione sicura, né basta che ci siano posti auto riservati se non vengono rispettati e controllati.
L'autrice sostiene che quando si elimina una barriera per alcuni, si migliora la città e le circoscrizioni per tutti. Un marciapiede accessibile beneficia non solo chi utilizza la sedia a rotelle, ma anche le persone anziane, chi spinge passeggini o chi temporaneamente affronta difficoltà di mobilità. Difende pertanto che l'accessibilità non è un favore né una preoccupazione di una minoranza, ma una responsabilità pubblica e una condizione per una città veramente democratica.
L'autrice conclude che nessuna città è perfetta, ma che l'importante è riconoscere le difficoltà, ascoltare chi le vive e avere la volontà politica di agire. Fa appello perché i comuni abbiano un piano, definiscano priorità e inizino a rimuovere le barriere. Sottolinea che la mobilità non è solo potersi spostare, ma poter partecipare, lavorare, studiare, socializzare, scegliere e vivere pienamente la città, difendendo che una città accessibile per tutti è inevitabilmente una città migliore per tutti.




