Il governo ha annunciato una nuova riduzione dell'IRS per il 2026, con effetti retroattivi a gennaio e impatto sulle ritenute alla fonte a partire da novembre. L'annuncio è stato fatto dal primo ministro, Luís Montenegro, durante il dibattito parlamentare sulla mozione di sfiducia presentata dal Chega. La riduzione delle aliquote dei primi sei scaglioni dovrebbe riflettersi in una minore ritenuta mensile, aumentando lo stipendio netto dei lavoratori interessati. Secondo l'agenzia Luna, l'alleggerimento interessa circa due milioni di famiglie e rappresenta 400 milioni di euro.
I datori di lavoro dovranno aggiornare i propri sistemi informatici per applicare le nuove ritenute alla fonte. L'obbligo riguarda anche i servizi pubblici, le istituzioni private di solidarietà sociale e gli enti pagatori delle pensioni, come la Previdenza Sociale e la Cassa Generale delle Pensioni. Rimane da chiarire come saranno organizzate le tabelle per gli ultimi due mesi dell'anno, dal momento che il Ministero delle Finanze non aveva ancora risposto se novembre e dicembre avranno le stesse tabelle o regole diverse.
La riduzione annunciata si applica alle aliquote dei primi sei scaglioni, ma i suoi effetti possono raggiungere i contribuenti con redditi superiori a causa della progressività dell'IRS. Il reddito imponibile è suddiviso in quote, a cui si applicano le aliquote degli scaglioni corrispondenti, quindi chi si trova nel settimo, ottavo o nono scaglione ne beneficia anch'esso. Chi non paga IRS invece non ottiene un risparmio aggiuntivo per questa via.
È prevista una seconda modifica delle tabelle a gennaio 2027, derivante dagli aggiornamenti annuali dei limiti dei nove scaglioni e della detrazione specifica, il cui impatto fiscale è stimato in 401 milioni di euro. I valori concreti della riduzione per il 2026 non sono ancora noti, con la presentazione della misura in Consiglio dei Ministri prevista per la prossima settimana.




