Avere una patente valida non significa che un conducente non possa mai essere obbligato a dimostrare nuovamente di essere in condizioni di guidare. L'articolo 129.º del Codice della Strada prevede situazioni in cui possono essere disposte valutazioni mediche o psicologiche, un nuovo esame di guida o solo alcune delle rispettive prove. Quando sorgono "fondati dubbi" sull'idoneità fisica, mentale o psicologica o sulla capacità del conducente di guidare in sicurezza, l'autorità competente può ordinare una o più valutazioni. Tra gli esempi menzionati ci sono guidare contromano rispetto a quanto stabilito dalla legge in un'autostrada o via equivalente, commettere un investimento con fuga, e situazioni legate alla dipendenza o alla tendenza ad abusare di alcol o sostanze psicotrope.
Gli enti di polizia che rilevano un conducente il cui comportamento possa indicare mancanza di idoneità hanno l'obbligo legale di redigere una relazione dettagliata e trasmetterla all'autorità competente. Anche i tribunali possono intervenire quando vengono a conoscenza di infrazioni che abbiano messo in pericolo la sicurezza di persone e beni. Inoltre, qualsiasi medico che rilevi in un conducente una malattia o una deficienza cronica o progressiva, o disturbi psicologici suscettibili di influenzare la sicurezza della guida, deve comunicare il fatto all'autorità sanitaria attraverso una relazione clinica motivata e riservata.
I conducenti delle categorie B e BE con 60 o più anni devono presentare un certificato medico per rinnovare la patente, ma non esiste un obbligo generale di sostenere un nuovo esame teorico o pratico solo per aver raggiunto una determinata età. L'esame previsto nell'articolo 129.º scatta quando esistono ragioni concrete e fondate per dubitare dell'idoneità, non bastando l'età di per sé.
Se il conducente si rifiuta di sottoporsi o non supera una valutazione medica o psicologica, un esame di guida o una qualsiasi delle prove stabilite, il titolo di guida decade. Chi guida con un titolo scaduto è sanzionato con una multa da 120 a 600 euro. Il conducente può ricorrere contro una decisione di inidoneità entro 30 giorni, e il ricorso è diretto a una commissione medica o all'IMT, a seconda del tipo di valutazione.




