La saudade è un'emozione diffusa che, sebbene abbia una parola coniata in portoghese, è provata da persone di qualsiasi parte del mondo. L'autore Paulo Pisco, Direttore del Dipartimento delle Comunità del Partito Socialista portoghese, esplora in questo articolo di opinione la complessità di questo sentimento, descrivendolo come uno stato d'animo che naviga tra il passato e il futuro, una speranza associata ai ricordi e una forma di malinconia provocata dall'assenza.
Il giornalista e scrittore svedese Henrik Brandão Jonsson, affascinato dall'universo della lusofonia, ha scritto il libro "Saudade – Cartografia di un sentimento" dopo aver vissuto più di 20 anni in Brasile. Per comprendere meglio questo sentimento, ha compiuto un pellegrinaggio attraverso varie comunità migranti, inclusi azzoriani e capoverdiani negli Stati Uniti e maderiani in Venezuela, cercando le popolazioni delle isole dove la saudade si manifesta in modo più intenso. Brandão Jonsson ha scoperto la saudade attraverso la musica di Cesária Évora, la grande icona della musica capoverdiana.
La parola saudade ha radici storiche profonde, essendo stata dapprima impiegata come "soidade" da un trovatore galiziano per animare i pellegrini di Santiago di Compostela, e successivamente ripresa da D. Diniz, il re Trovatore. Questo sentimento è intrinsecamente legato all'emigrazione portoghese, che nel corso dei secoli ha creato una presenza portoghese nel mondo, manifestandosi nelle comunità, nelle famiglie e nelle associazioni che mantengono viva il legame con le origini.
L'articolo conclude che, con la crescente mobilità umana sul pianeta, la saudade sta diventando sempre più una norma, caratterizzando l'esistenza di chi vive tra due o tre mondi e culture. Come riferisce Brandão Jonsson, si tratta di un sentimento permanente di straniamento, dove le persone riconoscono luoghi che non appartengono più loro, in una lotta per fissare i momenti del tempo che passa.




