I mercati hanno iniziato la settimana sotto forte tensione, digerendo tre sviluppi simultanei: il discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole sul controllo dell'inflazione, l'annuncio di un accordo petrolifero tra gli USA e il Venezuela, e una nuova escalation militare nello Stretto di Hormuz. Quest'ultimo fattore è emerso domenica e ha rafforzato il premio di rischio geopolitico in una regione che rappresenta il principale punto di strozzatura del petrolio mondiale.
Le forze nordamericane hanno colpito lanciatori di razzi iraniani nell'isola di Larak, nelle immediate vicinanze dello Stretto di Ormuz, in un'operazione che rappresenta la prima azione militare diretta degli USA nella regione in circa un mese. Washington afferma che il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica si preparava a lanciare razzi con mine navali verso lo stretto. L'Iran ha confermato morti e feriti tra i suoi combattenti e ha promesso "punizione dell'aggressore", con le agenzie di stampa che danno conto di almeno due morti e due feriti.
La guerra tra gli USA e l'Iran ha compiuto venerdì sei mesi, essendo iniziata il 28 febbraio con l'"Operazione Furia Epica". Finora Washington non è riuscita a eliminare il programma nucleare iraniano né a provocare un cambio di regime a Tehran, e il conflitto continua a generare una crisi energetica globale, pressioni sul costo della vita e instabilità in Medio Oriente. Il petrolio WTI quotava vicino agli 83 dollari e il




