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Jornal do Algarve30 agosto 2026 alle ore 12:04

L'autore di questo articolo di opinione, pubblicato sul Jornal do Algarve, stabilisce un confronto tra il linguaggio usato nel calcio e nella politica. In una prima parte, riferisce di aver visto una mattina del 17 agosto un notiziario della CNN con il messaggio "L'Iran minaccia gli Stati Uniti con sorprese strategiche e postura offensiva", notando che queste espressioni potrebbero ugualmente applicarsi a commenti sul calcio, come dichiarazioni di Marco Silva su una partita del Casa Pia. L'autore sostiene che il discorso di calciatori, allenatori e commentatori è simile a quello dei politici, entrambi in un circuito chiuso e con una grande vacuità di idee.

Relativamente alla situazione geopolitica, l'autore menziona le dichiarazioni iraniane sul conflitto con gli Stati Uniti, considerando che i politici iraniani seguono il calcio per diffondere le loro idee. L'autore esprime scetticismo sull'utilità delle parole di entrambi i gruppi.

In una seconda parte, l'autore affronta la questione del riciclaggio della plastica in Portogallo, criticando chi chiede più riciclaggio senza utilizzare essi stessi i contenitori di raccolta. L'autore descrive la difficoltà pratica di depositare gli imballaggi nei contenitori, che frequentemente traboccano, chiedendosi come sarebbe possibile aumentare il deposito di plastica senza che gran parte finisca a terra o nei rifiuti indifferenziati.

L'autore manifesta inoltre il suo scetticismo riguardo alle macchine di raccolta della plastica nei supermercati e al sovrapprezzo di dieci centesimi che i consumatori pagano, sospettando che queste misure possano essere forme di giustificazione per addebiti aggiuntivi.

E não digo eu, que o mais parecido ao futebol é sempre a política? Não que o orçamento seja discutido no relvado, ou que o VAR esteja atento às comissões parlamentares, isto se quisermos ver a questão sob o nosso prisma doméstico e amarradinho, como os tugas (como eu e você, caro amigo) sabem fazer. É o que se me afigura, quando passa pela frente dos olhos um rodapé da CNN, num noticiário matinal no dia dezassete de Agosto: “Irão ameaça os Estados Unidos com surpresas estratégicas e postura ofensiva”. Aliás, só percebi o alcance à segunda, porque apanhando o comboio das letras em andamento, pensava serem declarações de Marco Silva, sobre o jogo que a sua equipa iria disputar com o Casa Pia. “Surpresas estratégicas e postura ofensiva”, costumam emparelhar com futebol e, não sendo a primeira vez que as vejo descontextualizadas (ou não), admiro o seu uso relacionado, no caso, com uma guerra de baixa intensidade, como agora se diz.
O discurso dos futebolistas, treinadores e comentadores, sabem quase – sempre ao mesmo que o dos políticos e já agora, de muitos que escrevem sobre questões da política. Muito arrumados, mas sempre iguais, em circuito fechado. Também se sabe que, só a enorme vacuidade das ideias de uns e outros, possibilita que as suas palavras possam ter mil interpretações – ou nenhumas, se quisermos ser desmancha prazeres. E no Irão, vão os políticos acompanhando o desporto rei, para difundirem as suas ideias um bocado dadas á maldade? Claro que sim, lá como cá, eles sabem a força que lhes hão-de dar, principalmente quando a coisa dá para a maldade. A prova está nas declarações que fizeram em relação ao conflito com os Estados Unidos.

No discorrer diário de desgraças a que temos direito, apercebo-me que alguém ligado à reciclagem ou ao desperdício zero, com a voz e os modos doutorais que os caracterizam, vem a terreiro afirmar que estamos muito atrasados na reciclagem do plástico. Sobre o nosso atraso não direi uma palavra, mas só espero que a ideia não seja uma forma de justificar as máquinas de recolha dos supermercados, dos dez cêntimos que pagamos a mais, etc., palavra de um inveterado cínico. Seja como for, a questão é que a reciclagem do plástico não se esgota nas garrafas e acontecendo o que acontece noite sim noite não, em que não consigo meter mais uma embalagem de iogurte no contentor, sem empurrar plástico sem fim, só para arranjar um pequeno espaço para a manobra, não sei como será possível aumentar a deposição do plástico sem que a maior parte não acabe no meio do chão (o mais provável), ou no lixo indiferenciado (uma parte substancial). Ou seja, quem exige que reciclemos mais plástico, não o deita embalagens no contentor, porque saberia que volta e meia o contentor rebenta pelas costuras. Porque se o fizesse, talvez não se excitasse tanto em nos fazer exigências.

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