Luís Horta, professore con 31 anni di esperienza e autore di libri su ChatGPT per professori e studenti, mette in guardia all'inizio del nuovo anno scolastico su una questione che considera fondamentale: quanto del lavoro che gli studenti dovrebbero fare con la testa stanno già affidando a una macchina? L'autore non si oppone all'uso dell'intelligenza artificiale, ma si chiede se gli studenti stanno imparando a utilizzare questi strumenti dopo aver imparato a pensare o se, al contrario, li stanno sostituendo prima che le competenze di base siano consolidate.
I risultati più recenti del PISA rendono questo allarme particolarmente pertinente. Il Portogallo ha perso 12 punti in Matematica e 15 in Lettura nel corso di tre anni, invertendo progressi che erano stati riconosciuti a livello internazionale. Nella risoluzione di problemi computazionali, una nuova area valutata dal PISA, il Portogallo ha ottenuto 501 punti, praticamente uguali alla media OCSE di 500. L'autore riconosce che sarebbe intellettualmente disonesto incolpare direttamente la tecnologia o l'IA per questi risultati, ma sostiene che giustificano una discussione che genitori e professori non possono più rimandare.
Horta osserva nei suoi studenti una crescente difficoltà a rimanere davanti a problemi che non si risolvono rapidamente, con frustrazione al primo tentativo fallito e perdita di pazienza di fronte a testi che richiedono più di una semplice lettura. La tecnologia ha abituato tutti, adulti compresi, a ridurre il tempo tra un dubbio e una risposta. Tuttavia, l'autore distingue tra l'utilizzo di strumenti per accelerare competenze già acquisite, come lui stesso fa, e l'affidare questi strumenti a bambini e adolescenti che stanno ancora costruendo queste competenze. L'esempio della calcolatrice è illuminante: un bambino può ottenere 56 calcolando 7×8, ma l'obiettivo della lezione era imparare ad arrivarci, non solo ottenere la risposta.
L'articolo menziona misure adottate in altri paesi, come la Norvegia, che ha fortemente limitato l'uso autonomo dell'IA nei primi anni di scuola, e la Danimarca, che ha implementato difese orali di lavori scritti e più valutazioni in condizioni controllate. Horta propone che si chieda agli studenti di spiegare, difendere argomenti e identificare le fragilità nei propri lavori, usando la conversazione come forma di valutazione. Sottolinea anche il ruolo dei genitori, suggerendo che chiedano "cosa hai già provato?" o "cosa pensi?" invece di fornire immediatamente la risposta. L'articolo conclude che, sebbene i giovani oggi abbiano accesso a macchine capaci di pensare al posto loro, la vera sfida è insegnare loro a usare questo vantaggio senza confondere velocità con apprendimento, affinché alla fine dell'anno abbiano bisogno meno di qualcuno o qualcosa che pensi al posto loro.




