I mercati europei hanno chiuso prevalentemente in ribasso, in una seduta caratterizzata dal balzo dei prezzi del petrolio, che è schizzato di oltre il 5% a causa del peggioramento delle tensioni tra l'Iran e gli Stati Uniti. Il WTI è salito del 5,82% a 101,64 dollari al barile e il Brent è avanzato del 5,51% a 106,79 dollari, raggiungendo i massimi di maggio. Questo rialzo alimenta timori di un aggravamento delle pressioni inflazionistiche.
La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di riferimento della Zona Euro di 25 punti base, senza sorprese, ma ha messo in guardia dai rischi persistenti dell'inflazione. Christine Lagarde, presidente della BCE, ha indicato che l'inflazione rimarrà al di sopra dell'obiettivo del 2% per un periodo prolungato, aumentando la probabilità di una maggiore aggressività nel rialzo dei tassi. I dati economici degli Stati Uniti rivelano anche una nuova pressione dall'aumento dei prezzi dell'energia, il che può rafforzare le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Il PSI è riuscito a sfuggire alla tendenza negativa europea e ha chiuso in rialzo dello 0,11% a 9.455,72 punti, sostenuto dall'aumento di NOS del 4,47%, di EDP dell'1,29%, di BCP dello 0,22% e di Galp dello 0,37%. La petrolifera Galp ha chiuso a 21,47 euro, in un giorno in cui Goldman Sachs ha alzato il price-target a 26 euro nei prossimi 12 mesi, mantenendo la raccomandazione di acquisto. I cali sono stati a carico di Jerónimo Martins, che ha ceduto il 2,20%, e di Sonae, che è arretrata dell'1,09%.
Tra i principali indici europei, l'EuroStoxx 50 è arretrato dello 0,67%, lo Stoxx 600 ha perso lo 0,69%, il DAX di Francoforte è sceso dello 0,84%, il CAC 40 di Parigi ha perso lo 0,49% e l'FTSE 100 di Londra è arretrato dello 0,57%. Milano è stata la piazza più resiliente, con l'FTSE MIB che ha perso solo lo 0,13%. Nei mercati del debito, i rendimenti hanno seguito una tendenza al rialzo, con il debito portoghese a 10 anni che è salito di 8,95 punti base al 3,88%.




