L'11 settembre 2001, le Torri Gemelle caddero a New York, segnando un punto di svolta nella storia mondiale. L'articolo di Rodrigo Borges de Freitas, scritto 25 anni dopo, riflette sulle trasformazioni che il Portogallo ha vissuto da quella data, attraversando molteplici governi, crisi finanziarie, programmi di austerità, la pandemia di covid-19 e guerre internazionali. L'autore si chiede cosa abbia fatto il Portogallo in questo periodo e presenta dati che, secondo lui, raccontano una storia che la politica spesso evita di affrontare.
In termini economici, l'articolo evidenzia che il salario minimo è quasi triplicato, passando da 334,20 euro a 920 euro, mentre il salario medio è salito da 800 a 1.694 euro. Tuttavia, il salario minimo rappresenta ora più del 54% del salario medio, quando nel 2001 rappresentava solo il 42%. L'autore avverte che la classe media è sempre più vicina al salario minimo in termini di reddito, perdendo liquidità, capacità di risparmiare e di investire. Un esempio concreto è il caso di un tecnico superiore nella Pubblica Amministrazione, che nel 2001 iniziava con l'equivalente di 3,6 salari minimi, ma nel 2026 inizia la carriera con solo 1,63 salari minimi.
L'articolo riconosce che il Portogallo ha ottenuto progressi significativi, come la drastica riduzione della dispersione scolastica precoce dal 44,3% a circa il 6%, l'aumento del numero di medici e l'espansione delle energie rinnovabili. Tuttavia, l'autore sottolinea che la produttività portoghese continua a essere tra le più basse dell'Unione Europea, con ogni lavoratore che genera circa 48.000 euro di ricchezza annuale contro una media europea di 74.000 euro. Il Portogallo è sceso al 40.º posto nella Classifica Mondiale di Competitività dell'IMD, e il debito pubblico, che era del 57% del PIL nel 2001, attualmente si aggira intorno al 90%.
L'autore conclude che il più grande fallimento della politica portoghese non è stata la mancanza di diagnosi, ma la mancanza di coraggio per implementare le riforme necessarie in aree come la sanità, la giustizia, l'abitazione e la produttività. Sottolinea che il paese ha guadagnato popolazione ma ha perso giovani, passando da 1,68 milioni a 1,43 milioni di giovani. Difende l'idea che il Portogallo ha bisogno di creare ricchezza, valorizzare il lavoro qualificato e garantire mobilità sociale, affinché i giovani sentano che studiare e costruire la loro vita in Portogallo ne valga la pena, invece di essere costretti a emigrare.



