António José Seguro ha completato sei mesi di mandato come Presidente della Repubblica il 9 settembre 2026, avendo prestato giuramento il 9 marzo dopo aver vinto le elezioni presidenziali di febbraio con circa il 66,84% dei voti. Fin dalla sera della vittoria, ha definito il suo stile: ha promesso di non essere un contro-potere, ma un Presidente esigente riguardo a soluzioni e risultati, lasciando chiaro che avrebbe parlato solo quando ritenesse fosse il momento giusto.
I primi sei mesi sono stati segnati da vari momenti di intervento diretto. Tra aprile e maggio, dopo le tempeste che hanno colpito il centro del paese, Seguro ha realizzato una Presidenza Aberta per identificare le carenze nei meccanismi di sostegno alle popolazioni. A giugno, ha posto il veto politico al provvedimento sull'utilizzo delle bandiere negli edifici pubblici, considerando che la proposta non distingueva adeguatamente le cause umanitarie dalle posizioni politico-partitiche. A luglio, è intervenuto nella crisi degli esami nazionali, esigendo che nessun alunno fosse danneggiato da guasti tecnici. E ad agosto, ha promulgato la Prestazione Sociale Unica, ma ha espresso riserve sulla necessità di proteggere i più vulnerabili nella regolamentazione della riforma.
La questione degli incendi è stato un altro tema ricorrente. Seguro ha criticato la mancanza di prevenzione e ha sottolineato che molte raccomandazioni di rapporti precedenti sono rimaste "nel cassetto", riducendo la capacità di risposta dello Stato. Ha citato specificamente il recupero della Serra da Estrela, colpita nel 2022, come una promessa non mantenuta da quattro anni.
Il caso Luís Neves, ministro dell'Interno, costituisce attualmente il test politico più delicato. Riguarda indagini relative all'uso di un veicolo confiscato dalla Polizia Giudiziaria e ha portato il Chega a presentare una mozione di censura al Governo. Seguro ha adottato un atteggiamento riservato, affermando di seguire il caso e di conoscere la posizione del primo ministro, ma evitando di pronunciarsi pubblicamente sulle dimissioni del ministro, invocando la separazione delle competenze costituzionali.




