Le "Notti Bianche" hanno origine nel libro omonimo di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1848, che ritrae il fenomeno naturale delle notti bianche di San Pietroburgo, all'inizio dell'estate, quando quasi non fa buio. L'opera presenta il personaggio del Sognatore, che si innamora della giovane Nàstjenka durante una di queste notti. Il concetto di Nuit Blanche è nato a Parigi nel 2002, per iniziativa del Comune, come un modello radicale di politica culturale: trasformare la città durante un'intera notte in uno spazio di creazione contemporanea gratuito e accessibile a tutti, portando l'arte fuori dalle istituzioni, occupando strade, piazze e altri spazi pubblici.
Il modello parigino non si limitava a tenere i musei aperti fino a tardi, ma consisteva nel commissionare e presentare arte contemporanea in tutta la città. Il successo fu enorme e si internazionalizzò rapidamente, essendo stata creata nel 2007 una rete europea di città con Notti Bianche. Questo modello ebbe importanti precedenti, come la Lange Nacht der Museen di Berlino, iniziata nel 1997.
In Portogallo, la prima Notte Bianca fu quella di Loulé, nel 2007, promossa dal Comune come un evento urbano di commiato dall'estate algarvia. Tuttavia, Loulé adattò il concetto in modo originale: invece di essere una "notte in bianco" parigina, la città diventa letteralmente bianca, con tutti i partecipanti vestiti di quel colore. La Notte Bianca di Braga nacque solo nel 2012, integrata nella programmazione di Braga come Capitale Europea della Gioventù, dichiarando esplicitamente Parigi come ispirazione.
Attualmente esistono quasi due decine di "Notti Bianche" in Portogallo, che consumano gran parte dei bilanci comunali per la cultura. L'articolo critica che questi eventi si sono trasformati in grandi feste di intrattenimento, trasformando centri storici in spazi di divertimento, e che poco hanno a che fare con la diversità identitaria e patrimoniale di ogni luogo o con il sostegno alla creazione contemporanea. A Parigi, la vendita di bevande alcoliche in spazio pubblico è totalmente proibita, cosa che l'autore considera una misura di sanità pubblica essenziale.




