Il rafforzamento del Completamento Solidale per Anziani (CSI) può portare alcuni ascendenti di dipendenti pubblici a perdere la qualità di beneficiario familiare dell'ADSE (Assistenza nella Malattia ai Dipendenti Civili dello Stato). Il problema sorge dall'incrocio tra questa prestazione destinata a sostenere gli anziani con bassi redditi e una regola che impedisce l'accesso quando i redditi mensili superano un determinato limite.
L'accesso degli ascendenti come beneficiari familiari è previsto nell'articolo 10.º del Decreto Legge n.º 118/83, che stabilisce che i redditi propri mensili devono essere inferiori al 60% della retribuzione minima mensile garantita. Con il salario minimo fissato a 920 euro, il limite attuale è di 552 euro mensili. Nel caso di coppie di ascendenti, il limite sale a 920 euro, e basta raggiungere questo importo per non soddisfare più il requisito.
La legislazione dell'ADSE considera come redditi propri qualsiasi provento di qualsiasi specie, incluse pensioni e prestazioni equivalenti. Sebbene il provvedimento non menzioni il CSI per nome, l'ADSE include questo completamento nel calcolo dei redditi. Quando la somma della pensione, del CSI e di altri redditi raggiunge i 552 euro mensili, un ascendente singolo perde il diritto a essere beneficiario familiare.
Il valore massimo del CSI per una persona singola è passato da 630 euro mensili nel 2025 a 670 euro da gennaio. Questa modifica ha reso più probabile lo scontro con il limite dell'ADSE. Il numero di beneficiari del CSI è cresciuto da circa 140.000 ad aprile 2024 a 245.500 a giugno 2025, dopo l'entrata in vigore del Decreto Legge n.º 35/2024, che ha eliminato la considerazione dei redditi dei figli nell'assegnazione e rivalutazione del completamento.




