Il commercio illegale di prodotti contraffatti e il lavoro forzato sono due fenomeni "strettamente interconnessi", secondo un rapporto congiunto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell'Ufficio della Proprietà Intellettuale dell'Unione Europea (EUIPO). Lo studio non cita paesi specifici, ma stabilisce una correlazione statistica tra la contraffazione di prodotti e economie con maggiore prevalenza di lavoro forzato e infantile, incluso il lavoro pericoloso, oltre a elevata informalità.
L'economista dell'OCSE Morgane Gaudiau, coautrice dello studio, evidenzia che i paesi in cui la contraffazione di prodotti è più intensa sono proprio quelli con minore protezione del lavoro. Il rapporto indica una maggiore incidenza di incidenti mortali, orari più lunghi, minori garanzie per i lavoratori e bassa rappresentanza sindacale in questi luoghi.
Questa combinazione di condizioni è esattamente ciò che interessa ai contraffattori di prodotti. Quanto meno diritti del lavoro e più debole la sorveglianza, tanto più basso tende a essere il costo di produzione, rendendo l'ambiente più attraente per la fabbricazione illegale di merci.




