La Polizia Giudiziaria e le autorità ecclesiastiche stanno monitorando attivamente una nuova ondata di frodi informatiche in Portogallo, dove reti di truffatori clonano l'identità visiva e pastorale di preti rispettati per estorcere denaro ai fedeli attraverso i social network e le applicazioni di messaggistica. Il raggiro ha già danneggiato diverse decine di credenti in diverse diocesi del paese e consiste nella creazione di account falsi su piattaforme come Facebook, Instagram e WhatsApp, utilizzando fotografie e descrizioni biografiche ricavate da profili pubblici di parroci. I criminali contattano direttamente i fedeli, i membri dei comitati delle feste e i benefattori abituali, alleging emergenze gravi come lavori urgenti sulla chiesa matrice, spese mediche impreviste o sostegno a famiglie in estrema indigenza.
La meccanica della truffa si basa su un'attenta manipolazione psicologica e sullo sfruttamento della devozione religiosa, con i truffatori che utilizzano un linguaggio solenne pieno di benedizioni e termini abitualmente impiegati dai parroci. I contatti iniziano frequentemente come saluti di routine, evolvendo rapidamente verso l'esposizione di problemi urgenti che richiedono assoluta discrezione. Le vittime riferiscono che i falsi sacerdoti giustificavano le richieste di denaro con pretesti come sostenere famiglie senza conto bancario attivo o affermare che il conto della fabbrica della chiesa era bloccato per ragioni burocratiche. Gli importi richiesti oscillano tra 150 e 2.500 euro per operazione, e il denaro viene immediatamente dispersato attraverso molteplici conti di "muli del denaro" sparsi per il paese e all'estero.
Quando gli stessi preti presi di mira hanno iniziato a essere avvicinati personalmente da fedeli che trovavano strana la freddezza delle sollecitazioni digitali, l'allarme è scattato nelle diocesi. Diversi sacerdoti




