Francisco Mouta Rúbio, scrittore e vincitore di due premi letterari che nel 2025 ha pubblicato il romanzo "Dietro la Scrittura", cerca di descrivere la sua ricerca di una taverna tradizionale a Lisbona, dove poter trovare cibo fatto in casa al prezzo della nonna Casimira, una birra imperiale e un dolce accessibile. L'autore si sente una minoranza indigena impossibile da trovare nella zona vecchia di Lisbona, dove le luci sono più violente che a Broadway e gli spettacoli più andalusi che a Siviglia.
L'articolo sostiene che Lisbona si è trasformata in una città che cerca di accontentare gli altri, dimenticandosi di piacersi. L'ospitalità lisbonese ha perso il volto, con i residenti cacciati dai quartieri dove gli aerei della TAP sorvolano giovani germanici con professioni liberali, tuktuk e guide turistiche in cerca di briciole. L'autore immagina un futuro post-turismo di massa, quando il combustibile diventerà caro, il caldo insopportabile e i viaggi aerei insostenibili.
Mouta Rúbio propone che ogni hotel dovrebbe restituire qualcosa alla strada in cui si trova, non solo tasse e lavoro precario, ma alloggi per i lavoratori, strutture comunitarie e trasporti. La tassa turistica non dovrebbe promuovere la destinazione, ma acquistare case, sostenere cooperative abitative, recuperare mercati, finanziare collettività e creare orti in terreni condannati alla speculazione. L'autore difende un diritto a restare a Lisbona basato non sul luogo di nascita, ma su chi vuole prendersi cura della città.
L'articolo conclude che Lisbona dovrà scegliere tra un'ospitalità basata sulla reciprocità e un'industria che chiama ospitalità il privilegio di servire solo chi può pagare. Una città è una pratica quotidiana per creare spazio comune, e quando smette di farlo, può conservare il nome, i tram, i belvedere e la luce sul Tago, ma sarà solo il ricordo di un altro luogo qualunque.




