Il rinnovarsi delle ostilità tra americani e iraniani nello Stretto di Hormuz sta provocando un rialzo generalizzato dei rendimenti sovereign in diversi mercati, con gli investitori che temono una maggiore pressione inflazionistica e nuovi rialzi dei tassi di riferimento nelle principali economie occidentali. Jim Reid, direttore dell'analisi macro presso il Deutsche Bank, ha sottolineato che il principale motore è stato l'escalation in Medio Oriente durante il fine settimana, quando gli USA e l'Iran si sono scambiati colpi di fuoco per la prima volta dalla fine di luglio.
I titoli giapponesi hanno toccato massimi di 30 anni raggiungendo il 3% sulle scadenze a dieci anni, mentre le gilts britanniche a dieci anni sono schizzate al 5,258%, il livello più alto da giugno 2008. Negli USA, i titoli del Tesoro a dieci anni hanno toccato massimi di 20 mesi salendo fino al 4,798%, e i bund tedeschi a dieci anni hanno raggiunto un nuovo massimo dell'ultimo anno al 3,369%. I titoli portoghesi a 20 anni si sono avvicinati a massimi di quasi un decennio, salendo fino al 4,269%.
La quotazione internazionale del petrolio ha reagito immediatamente alle tensioni, approfondendo i timori degli investitori di fronte a un'inflazione che continua a non dare segni di miglioramento. Nella zona euro, l'indicatore dei prezzi ha toccato nuovi massimi dall'inizio del conflitto, raggiungendo il 3,3%. Peter Schaffrik, strategist presso RBC Capital Markets, ha classificato la situazione come "una storia globale".
La BCE ha inoltre messo in guardia sui rischi creati dall'onda di investimenti in intelligenza artificiale, riferendo che le crescenti esigenze di finanziamento da parte degli hyperscaler nordamericani stanno portando a maggiori emissioni di debito denominato in euro, rappresentando già quasi il 10% di tutto il debito nella moneta unica emesso da entità non finanziarie. La banca centrale ha avvertito che




