Il Chico, i quartieri sociali e la geometria dei discorsi.Foto di Ítalo Delani Lopez su Pexels
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Il Chico, i quartieri sociali e la geometria dei discorsi.

Madeira Opina30 agosto 2026 alle ore 02:16

L'articolo analizza la postura del Chico, una figura politica che visita i quartieri sociali, parla con gli abitanti e pubblica fotografie di queste visite. Simultaneamente, costruisce un discorso in cui i cosiddetti "dipendenti dai sussidi" sono presentati come un problema nazionale. L'autore mette in discussione la coerenza di questo approccio, interrogandosi se le visite ai quartieri siano genuini colloqui con i cittadini o solo un elenco per separare i buoni dai cattivi.

Nei social media, il Chico prende di mira anche i musulmani, associando accuse gravi a un'intera comunità religiosa. L'autore distingue che una cosa è criticare l'immigrazione o difendere regole esigenti in materia di sicurezza, un'altra completamente diversa è trasformare un'intera religione in un'accusa collettiva, quando i crimini devono essere investigati e i sospetti giudicati individualmente.

L'articolo evidenzia un'ironia: seguendo la propria logica del Chico, qualcuno potrebbe interrogarsi se tra i fotografati non ci siano persone accusate di crimini gravi. Una fotografia non prova complicità, amicizia, innocenza o colpevolezza, solo che due persone si sono trovate davanti a una telecamera. La regola dovrebbe essere semplice: prima di accusare, provare; prima di generalizzare, distinguere; prima di pubblicare, pensare.

L'autore conclude che il Chico può continuare a percorrere i quartieri, ma non può pretendere che gli altri siano giudicati dalle frequentazioni mentre lui esige di essere giudicato solo dalle parole. La politica richiede coerenza, e chi punta il dito agli altri deve ricordarsi delle quattro dita che restano rivolte verso se stesso. In una democrazia seria, le domande si fanno, le prove si presentano e le condanne si lasciano ai tribunali.


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á personagens políticas que conseguem uma proeza curiosa: num dia descobrem os grandes males da sociedade e, no dia seguinte, surgem em fotografias ao lado daqueles que parecem representar o que dizem combater. É o caso do Chico. O Chico anda pelos bairros sociais, conversa com moradores e tira fotografias. Nada contra, pois a política também se faz no terreno. O problema surge quando, simultaneamente, constrói um discurso em que os chamados “subsídio-dependentes” são apresentados como um problema nacional. Fica a pergunta, quando vai aos bairros, fala com cidadãos ou leva uma lista para separar os bons dos maus? Se entre os fotografados houver beneficiários de apoios sociais, isso não faz deles cidadãos de segunda, mas seria interessante perceber como essa realidade se concilia com a sua postura tão dura. Paralelamente, nas redes sociais, o alvo viram os muçulmanos, a quem associa acusações extremamente graves. Convém distinguir: uma coisa é criticar a imigração, defender regras exigentes ou discutir segurança; outra é transformar uma comunidade religiosa inteira numa acusação coletiva. Crimes investigam-se e suspeitos julgam-se, uma religião não é uma ficha criminal.

Há também uma ironia que o Chico talvez devesse considerar, quando lança acusações levianas aos outros, talvez seja melhor olhar cuidadosamente para as suas próprias fotografias. Não porque uma imagem prove qualquer crime, não prova, mas porque, seguindo essa sua própria lógica, alguém poderia perguntar se entre os fotografados não estará alguém acusado de algo ainda mais grave, como abuso de menores. Essa pergunta não provaria absolutamente nada; seria apenas o espelho da régua utilizada pelo próprio. Afinal, uma fotografia não atesta cumplicidade, amizade, inocência ou culpa, provando apenas que duas pessoas estiveram juntas diante de uma câmara. A regra devia ser simples: antes de acusar, provar; antes de generalizar, distinguir; antes de publicar, pensar.

O Chico pode continuar a percorrer os bairros, conversar com moradores e publicar fotografias, pois isso faz parte da atividade política. Contudo, não pode pretender que os outros sejam julgados pelas companhias enquanto ele próprio exige ser julgado apenas pelas palavras. A política exige coerência, e quem aponta o dedo aos outros deve lembrar-se dos quatro dedos que ficam virados para si próprio. No seu caso, a próxima fotografia talvez mereça menos aplausos e mais perguntas. Não acusações gratuitas, mas perguntas legítimas. Numa democracia séria, as perguntas fazem-se, as provas apresentam-se e as condenações deixam-se para os tribunais, tudo o resto é apenas barulho político.

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