Il Senato italiano ha approvato nella mattina del 15 settembre la proposta della nuova legge elettorale, con 113 voti a favore, 71 contro e due astensioni. Varie modifiche sono state introdotte nel progetto, che ora torna alla Camera dei Deputati per essere discusso a partire dal 28 settembre, con approvazione finale programmata per l'inizio di ottobre. La misura più importante, conosciuta come legge "anti-frammentazione", mira a eliminare la possibilità di frammentazione della rappresentanza parlamentare, facilitando maggioranze assolute o coalizioni di pochi partiti.
Tra i principali cambiamenti, i partiti fuori dal Parlamento dovranno ora raccogliere seimila firme per presentare liste, rispetto agli attuali 1.500, mentre i partiti già rappresentati sono esentati da questo requisito. Il sistema approvato include un "bonus di maggioranza" proporzionale: la coalizione o il partito che raggiunga il 42% dei voti riceve automaticamente altri 70 deputati alla camera e 35 seggi al Senato. Se nessun partito raggiunge il 42% ma le forze più votate restano tra il 35% e il 40%, si tiene un secondo turno tra le due forze più votate.
Gli elettori potranno ora scrivere sulla scheda elettorale il nome di fino a tre candidati di loro preferenza, e i partiti sono obbligati a dichiarare il candidato a primo ministro. Il governo afferma che le regole si concentrano sulla stabilità governativa, sulla scelta dei candidati e sulla riduzione della rappresentanza all'estero.
Il Movimento 5 Stelle, guidato da Giuseppe Conte, è il principale oppositore, accusando Giorgia Meloni di "cambiare le regole del gioco a metà" per paura di perdere le elezioni del 2027. Il Partito Democratico e forze politiche più piccole contestano anch'essi la legge, realizzando manifestazioni davanti al Senato per denunciare che l'inasprimento della raccolta di firme serve a "salvare la casta" politica e tenere lontani nuovi movimenti dalle elezioni.




