L'articolo affronta la differenza tra verità e verità incompleta nel processo decisionale economico. L'autore argomenta che, sebbene viviamo in un'epoca di abbondanza di informazioni disponibili, continuiamo a prendere decisioni con informazioni insufficienti, non per mancanza di dati, ma perché raramente ci chiediamo se le informazioni che abbiamo rappresentano adeguatamente la realtà che intendiamo conoscere.
L'autore mette in guardia sul concetto di "illusione della conoscenza": quando abbiamo un numero corretto, tendiamo a credere di conoscere la realtà, quando in effetti conosciamo solo una parte di essa. Usando l'esempio di un'azienda con risultati positivi che può comunque presentare rischi nascosti, come la dipendenza da un singolo cliente o contenziosi significativi, dimostra che la verità di una parte non è necessariamente la verità del tutto.
L'articolo cita la recente discussione sui conti della Previdenza Sociale in Portogallo, dove il gruppo di lavoro coordinato da Jorge Bravo ha sostenuto che l'analisi isolata dei saldi della Previdenza Sociale può trasmettere un'immagine incompleta della situazione finanziaria complessiva, stimando un saldo negativo di circa 1.944 milioni di euro nel 2025 quando considerato insieme alla Cassa Generale di quiescenza. L'autore confronta questa situazione con la consolidazione dei rendiconti finanziari nei gruppi aziendali, argomentando che la consolidazione è più di una tecnica contabile.
L'autore distingue quattro concetti fondamentali: informazione vera (che corrisponde ai fatti), informazione rilevante (che può influenzare una decisione), informazione sufficiente (che contiene gli elementi necessari) e informazione integrata (che permette di comprendere relazioni che scompaiono quando i dati vengono analizzati isolatamente). Conclude che l'economia non ha bisogno di più informazioni, ma di informazioni migliori, e che uno dei modi più responsabili di partecipare al dibattito pubblico è iniziare ponendo domande rigorose prima di presentare risposte.




