Il Portogallo fa parte di un gruppo di 12 paesi che hanno annunciato l'intenzione di limitare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali nel Territorio Palestinese Occupato. Questa coalizione internazionale include, oltre al Portogallo, il Canada, la Danimarca, la Spagna, la Finlandia, la Francia, l'Islanda, l'Irlanda, la Norvegia, la Polonia, la Svezia e il Regno Unito. Queste nazioni hanno confermato di stare valutando l'applicazione di misure aggiuntive per fermare il commercio con gli insediamenti.
Amnesty International ha reagito alla decisione con una valutazione positiva ma critica. La direttrice senior per le Ricerche, le Politiche di Advocacy e le Campagne dell'organizzazione, Erika Guevara Rosas, ha classificato l'iniziativa come «uno sviluppo gradito, sebbene atteso da tempo», avvertendo che gli sforzi attuali non rispettano pienamente le linee guida della Corte Internazionale di Giustizia, che nel luglio 2024 ha invitato gli Stati a non fornire assistenza al mantenimento dell'occupazione israeliana.
L'organizzazione umanitaria difende l'applicazione di sanzioni dirette ad alti responsabili del governo israeliano, incluso il primo ministro Benjamin Netanyahu e i ministri Bezalel Smotrich, Itamar Ben-Gvir, Israel Katz e Orit Strock. Le misure proposte includono il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e il trasferimento di armi, accusando questi governanti di coinvolgimento diretto nel trasferimento forzato delle popolazioni palestinesi.
Amnesty International ha anche chiesto un intervento strutturale dell'Unione Europea, chiedendo che gli Stati membri facciano pressione sulla presidentessa della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, affinché implementi un divieto commerciale completo a livello comunitario e la sospensione dell'Accordo di Associazione tra l'UE e Israele. La respons




