Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato durante la Convenzione Repubblicana una proposta per assegnare un assegno di 5.000 dollari (circa 4.306 euro) a tutti i cittadini nordamericani adulti, nel caso in cui i repubblicani mantengano il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. La misura, denominata "Dividendo Trump", ha un costo stimato di 1,2 biliardi di dollari e richiede che il denaro venga speso negli Stati Uniti. Il vicepresidente JD Vance ha suggerito che i fondi potrebbero provenire dalle tariffe doganali, sebbene l'Ufficio di Bilancio del Congresso abbia stimato entrate di soli 167 miliardi di dollari con le tariffe, un valore molto inferiore al necessario.
La promessa solleva questioni sulla sua fattibilità costituzionale e finanziaria. In base alla Costituzione nordamericana, le spese pubbliche richiedono l'approvazione del Congresso, il che significa che Trump non potrebbe emettere gli assegni per decreto esecutivo senza che l'azione venga bloccata per incostituzionalità. Sebbene la giurisprudenza della Corte Suprema abbia deliberato nel 1982 che le promesse elettorali rivolte all'elettorato sono legali, la misura affronta l'opposizione sia dei democratici che di alcune figure repubblicane, che la considerano una forma di "corruzione elettorale" o "socialismo".
La proposta divide anche lo stesso Partito Repubblicano. Mentre alcuni sostenitori preparano progetti di legge per dare seguito alla promessa, il deputato Chip Roy ha criticato la promozione della "dipendenza dallo Stato" e Marjorie Taylor Greene ha definito l'idea "socialismo". I democratici si oppongono in blocco alla misura, considerandola una cattiva politica economica. Storicamente, durante la pandemia di Covid-19, il Congresso ha approvato tre cicli di assegni, ma quei




