Ci sono settimane che riscrivono decenni e questa è una di quelle. In pochi giorni tre eventi hanno disegnato la mappa di quello che sarà la politica spaziale nei prossimi anni. Venerdì scorso, il razzo Spectrum della tedesca Isar Aerospace è stato lanciato con successo da Andøya, in Norvegia, raggiungendo l'orbita prevista. È stata la prima volta che un'azienda privata europea ha messo in orbita un lanciatore dal suolo del continente europeo, rappresentando una pietra miliare importante nei piani ingegneristici, strategici, economici e tecnologici dell'Europa.
Mentre l'Europa compiva questo passo, gli Stati Uniti preparano un balzo in avanti con SpaceX che annuncia Starbase Louisiana: un investimento di 100 miliardi di dollari per costruire dieci piattaforme di lancio del Starship, il razzo più grande e potente mai costruito. Gwynne Shotwell, COO di SpaceX, ha affermato che il progetto renderà l'attuale Starbase in Texas una "piccola operazione". L'obiettivo di Elon Musk prevede più di 30 lanci al giorno entro il 2030, con la costruzione che inizierà nel 2027 e il primo lancio previsto per il 2029.
È in questo contesto che Ursula von der Leyen è salita sul palco del Vertice Internazionale dello Spazio, a Parigi, convocato da Emmanuel Macron e che ha riunito circa 120 delegazioni. SpaceX e Blue Origin si sono ritirate dal vertice sotto pressione di Washington, escalando tensioni geopolitiche anche in questo settore. La Presidente della Commissione Europea ha tracciato l'indirizzo politico impegnandosi con l'Agenzia Spaziale Europea in una nuova visione europea sull'accesso allo spazio, per aggregare la domanda europea e agire come cliente ancoraggio per i lanciatori europei.
Il filo che collega tutto questo è l'autonomia. L'accesso autonomo allo spazio è oggi una questione di sicurezza strategica. Dipendere da porti spaziali




