La Commissione europea ha presentato giovedì scorso una proposta per semplificare le regole degli appalti pubblici, dare maggiore margine di negoziazione alle entità pubbliche e rafforzare la preferenza per le imprese e i prodotti europei. L'iniziativa intende sostituire l'attuale insieme di norme disperse con un unico regolamento europeo direttamente applicabile, riducendo la complessità e uniformando l'applicazione delle norme nei vari Stati membri. Gli appalti pubblici rappresentano attualmente circa il 15% del PIL dell'Unione europea e Bruxelles si augura che la riforma consenta un risparmio amministrativo annuale di circa 650 milioni di euro.
La proposta apre la porta a una preferenza per le imprese e i prodotti europei negli appalti pubblici, creando un quadro comune che consenta di limitare l'accesso di operatori di paesi terzi quando questi non garantiscano condizioni equivalenti alle imprese dell'UE o quando siano in gioco dipendenze considerate strategiche. La misura intende utilizzare il potere d'acquisto degli Stati membri per rafforzare l'industria europea e proteggere i settori critici, senza comunque violare le regole internazionali degli appalti pubblici.
Uno dei principali cambiamenti è la creazione di un mercato europeo degli appalti pubblici digitali, basato sul collegamento tra le piattaforme elettroniche dei diversi Stati membri. Il principio sarà quello della "dichiarazione unica", che permetterà di riutilizzare e verificare i dati già presentati dalle imprese da parte delle amministrazioni pubbliche, facilitando la partecipazione oltre confine e aumentando la concorrenza.
La Commissione vuole inoltre che il criterio del miglior rapporto tra prezzo e qualità diventi la regola, con i criteri relativi alla qualità che rappresentino almeno il 30% della valutazione, o almeno il 50% negli appalti ad alta intensità di manodopera. Nella valutazione delle proposte potranno pesare, oltre al prezzo, fattori quali l'impatto ambientale, le condizioni sociali, l'innovazione, la sicurezza e la resilienza delle catene di approvvigionamento. La riforma giunge dopo gli avvertimenti della Corte dei Conti europea sul calo della concorrenza e sulla ridotta partecipazione delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici. La proposta dovrà ora essere negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'UE prima di poter essere approvata ed entrare in vigore.




