La Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe tornare ad alzare i tassi di riferimento giovedì 10 settembre, in una decisione motivata dall'inflazione persistente, che ha raggiunto il 3,3% ad agosto secondo l'Eurostat, al di sopra dell'attuale tasso di riferimento. Questo rialzo avviene in un contesto di continuità del conflitto nello Stretto di Hormuz, scatenato da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che mantiene elevati i prezzi del petrolio e alimenta le pressioni inflazionistiche.
Con questo rialzo, il tasso di riferimento si attesterà al 2,5%, rimanendo comunque al di sotto del livello di inflazione registrato. Gli analisti di Ebury considerano questo valore come il limite superiore del tasso neutro, argomentando che il rialzo funziona come una "polizza assicurativa contro l'incertezza vigente", senza segnali chiari di effetti di secondo ordine che giustifichino un ciclo più ampio di inasprimento monetario.
Tuttavia, esiste una divergenza tra le previsioni dei mercati e quelle degli analisti. Mentre i mercati scontano un nuovo rialzo a dicembre, Ebury e Pantheon Macro considerano quasi certo che questo sarà l'ultimo rialzo dell'anno. Pantheon evidenzia che la BCE difficilmente supererà il 2,5%, poiché qualsiasi valore superiore sarebbe "puramente restrittivo", qualcosa che l'autorità monetaria intende evitare data la fragilità dell'economia della zona euro.
La riunione di settembre includerà anche un aggiornamento delle prospettive macroeconomiche, con la BCE che probabilmente revisionerà al rialzo le proiezioni di crescita, dato che l'impatto economico del conflitto è stato inferiore rispetto a quanto anticipato a giugno. La proiezione di crescita per quest'anno si attesta intorno all'1%, mentre l'inflazione dovrebbe mantenersi al 3% fino alla fine del 2026.




