L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, provocata dal virus di Bundibugyo, è diventata la più letale di sempre nel paese e la seconda più grande a livello mondiale dalla scoperta della malattia nel 1976. Secondo l'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica di Kinshasa, l'epidemia registra già 6.686 casi confermati, 1.563 guarigioni e 3.226 morti, con un tasso di letalità del 48,3%.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha avvertito che l'epidemia rimane "fuori controllo ed è sempre più eterogenea", con il virus che si diffonde in sei province che coprono un'area superiore a 630.000 chilometri quadrati. L'OMS stima sia necessario allocare immediatamente altri 5.000 operatori sanitari e 1.600 posti letto ospedalieri specializzati, mentre attualmente la risposta conta solo su 4.000 operatori e 1.400 posti letto in 59 centri di trattamento. Lo specialista Luca Fontana ha spiegato che l'erogazione delle cure richiede un rapporto di tre professionisti per ogni paziente, e che ogni utilizzo di dispositivi di protezione individuale costa circa 25 dollari.
Nell'ambito dei protocolli di ricerca clinica, è iniziata la vaccinazione delle squadre di prima linea con il farmaco Ervebo, con oltre 2.000 professionisti sanitari già immunizzati nelle province di Tshopo, Bas-Uélé e Ituri. Sebbene l'OMS consideri basso il rischio di propagazione globale, il rischio interno nella RDC rimane "molto elevato" ed è classificato come "elevato" per i paesi vicini con confini terrestri diretti, inclusa l'Angola, a causa dell'elevata mobilità della popolazione e della volatilità della sicurezza.
L'epidemia si è estesa all'Uganda, con 20 casi e due morti, e il paese vicino ha dichiarato la fine della trasmissione nel suo territorio il 26 agosto. Di fronte alla gravità della situazione, l'OMS fa appello alla mobilitazione di nuovi partner e organizzazioni internazionali per mantenere le strutture operative ed evitare il collasso della risposta sanitaria.




