In Portogallo, la Legge n. 57/2021 ha riconosciuto i bambini e i giovani fino a 18 anni come vittime a pieno titolo quando esposti a contesti di violenza domestica, non essendo semplici spettatori. Questi bambini crescono spesso in uno stato di allerta permanente, diventando attenti a suoni, movimenti e cambiamenti d'umore. Alcuni cercano di proteggere i fratelli, consolare la vittima o calmare l'aggressore, mentre altri esprimono la loro angoscia attraverso irritabilità, aggressività, difficoltà scolastiche, alterazioni del sonno o disturbi fisici.
Ciò che gli adulti spesso interpretano come "cattivo comportamento" può essere, in realtà, una forma di sopravvivenza. Un bambino che non si concentra potrebbe aver passato la notte ad ascoltare discussioni, e un giovane che sfida gli adulti potrebbe aver imparato che la forza è l'unico modo per farsi ascoltare. L'esposizione alla violenza può influenzare la comprensione dell'amore, del potere e del conflitto, rendendo alcuni bambini vulnerabili a relazioni abusive o portandoli a riprodurre comportamenti aggressivi, sebbene non esista un destino inevitabile.
La prevenzione e l'accompagnamento sono essenziali per interrompere i modelli appresi. Un adulto protettivo, una scuola attenta, supporto psicologico e una comunità che non sottovaluta i segnali possono aiutare il bambino a costruire relazioni basate sul rispetto e sulla fiducia. La scuola, i servizi sanitari, le attività sportive e i familiari possono essere spazi importanti di protezione, osservando e ascoltando senza giudizio e indirizzando verso chi può intervenire.
Proteggere un bambino richiede anche di lavorare con la famiglia, sostenendo la persona che subisce violenza senza colpevolizzarla. L'intervento deve mantenere il bambino al centro, ascoltandolo adeguatamente alla sua età, ed evitare di trasformarlo in messaggero o mediatore. È fondamentale distinguere un disaccordo genitoriale da una dinamica di violenza che continua a basarsi sulla paura e sul controllo, anche dopo una separazione.




