La Nike, la società quotata più preziosa nel settore sportivo, ha toccato il livello più basso in 12 anni il 18 agosto 2024, nel pieno di un processo di ristrutturazione guidato da Elliot Hill, tornato come CEO nell'ottobre 2024 dopo essere uscito dall'azienda nel 1988. La strategia denominata "Win Now" non ha convinto gli investitori, che mostrano una crescente impazienza verso la durata e la complessità del processo di ripresa. Le azioni vengono scambiate intorno ai 40 dollari, molto al di sotto dei livelli storici.
Gli analisti consultati dal Jornal Económico sostengono che, nonostante le sfide, il piano di ripresa non è in discussione. João Lampreia, specialista di mercati alla Freedom24, considera prematuro considerare il "Win Now" un fallimento, sottolineando che la strategia prevede un ritorno graduale alle categorie sportive, il rafforzamento del canale all'ingrosso e un maggiore controllo sulla distribuzione. Henrique Valente, analista della ActivTrades, riferisce che la Nike dispone di circa nove miliardi di dollari in contanti, il che le permette di continuare a finanziare il piano senza dipendere dall'emissione di nuove azioni.
Il head of trading del Banco Carregosa, João Queiroz, identifica la Cina come il principale foco di preoccupazione, con i ricavi della regione scesi del 23% in due anni, da 7,55 miliardi di dollari a 5,85 miliardi di dollari. Simultaneamente, l'azienda affronta una crescente concorrenza dei marchi On e Hoka nel segmento della corsa di performance e dei marchi cinesi Anta e Li-Ning, oltre a un ambiente commerciale più protezionista e tensioni geopolitiche.
Gli analisti presentano tre scenari per l'azienda. Nello scenario ottimista, l'implementazione riuscita del "Win Now" potrebbe riportare la quotazione nella fascia dei 70




