Lo storico José Eduardo Franco ha presentato il libro «L'invidia è il vizio del Portogallo», riprendendo le diagnosi del padre António Vieira (1608-1697) sui vizi atavici che impediscono il progresso del Portogallo. In un'intervista al Programma Ecclesia, trasmessa alla RTP2, il ricercatore ha affermato che l'invidia rimane un blocco nazionale, sottolineando che chi cerca di fare un'opera grande viene immediatamente «soffocato dalle ombre dell'invidia», secondo la prospettiva del gesuita del XVII secolo.
José Eduardo Franco ha distinto la «cattiva invidia», che mira a abbattere e impedire il progresso di qualcuno, dalla «buona invidia», in cui l'individuo prende l'altro come modello per fare uguale o meglio, senza combatterlo. Lo storico ha difeso che la trasformazione della cattiva invidia in buona invidia potrebbe costituire un motore di progresso per il paese.
Le riflessioni del padre António Vieira sono state approfondite durante il suo soggiorno a Roma tra il 1669 e il 1675, risultanti dall'opposizione ai suoi progetti di riforma del paese, che includevano la riforma dell'Inquisizione, la fine della distinzione tra cristiani vecchi e nuovi e la libertà degli indios in Brasile. Queste idee si sono scontrate con l'«immobilismo» dei settori inquisitoriali e di altri che volevano mantenere un Portogallo alla maniera tradizionale.
L'opera affronta anche l'utopia del Quinto Impero, descritta come una proposta di «cittadinanza globale» dove tutti i popoli sono considerati fratelli degni di rispetto e integrazione. José Eduardo Franco ha classificato il gesuita come «uno dei primi utopisti che costruisce un'utopia inclusivista», differenziandolo dai modelli «esclusivisti» come quelli di Tomás Moro o Tomás Campanella. Il libro ha una prefazione dello storico Rui Tavares e recupera i discorsi pronunciati durante l'omaggio dell'Assemblea della Repubblica a Vieira nel 1997, nei 300 anni dalla sua morte.




