I ricercatori hanno analizzato manoscritti medievali della Gran Bretagna e dell'Europa continentale, nonché resti archeologici di ovini dell'Età del Bronzo, e sono riusciti a preservare tracce genetiche del virus del vaiolo ovino (SPPV). Questo lavoro ha permesso di ricostruire l'evoluzione del virus da circa il 1700 a.C. fino all'inizio dell'era moderna, abbracciando un periodo di più di 3.700 anni di storia di questo agente patogeno che colpisce i greggi dell'Eurasia.
Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, ha presentato 21 nuovi genomi antichi del SPPV. Diversi di questi genomi sono stati ottenuti da rotoli medievali, dimostrando che questi documenti storici possono servire come fonte inattesa di materiale genetico antico. Questo approccio innovativo ha permesso ai ricercatori di approfondire la conoscenza sulla storia evolutiva di un virus che storicamente ha avuto un impatto significativo sull'allevamento.




