L'articolo affronta la crescente standardizzazione della società contemporanea, osservando che le persone stanno diventando sempre più simili fisicamente, con corpi, vestiti, procedure estetiche e ambienti simili. L'autore evidenzia che, sebbene l'imposizione di standard di bellezza non sia nuova, la velocità con cui la conformità avviene oggi è preoccupante, specialmente con la diffusione di farmaci per dimagrire e procedure estetiche standardizzate.
Il testo mette in discussione se le persone scelgono davvero questi standard o se seguono semplicemente ciò che hanno imparato di dover apprezzare. L'autore usa come esempio la perdita della calligrafia personale: per secoli, la scrittura a mano era un segno di identità così forte da servire come prova di documenti, ma oggi gran parte delle firme è digitale, e le persone digitano più di quanto scrivano.
L'articolo affronta anche l'influenza della tecnologia sulla comunicazione, menzionando che macchine e intelligenza artificiale ora correggono parole, completano frasi, suggeriscono risposte e possono persino parlare e scrivere al posto delle persone. L'autore riconosce di usare la tecnologia e crede nelle sue possibilità, ma solleva questioni sulla despersonalizzazione che accompagna questi progressi.




