Il BPI sta per abbandonare il mercato angolano dopo più di tre decenni di presenza, culminando con l'annuncio della vendita del 33,35% che deteneva nella Banca di Sviluppo Angola (BFA) al Gruppo Carrinho. La storia è iniziata nel 1993, quando la Banca di Sviluppo e Estero ha aperto una succursale in Angola, che è stata acquisita dal BPI nel 1996 e trasformata nella BFA nel 2002, inizialmente detenuta al 100% dalla banca portoghese. Questo investimento si è rivelato straordinariamente redditizio: un esborso iniziale di soli tre milioni di euro ha generato ritorni superiori a 900 milioni nel corso degli anni.
L'uscita del BPI dall'Angola è stata forzata dalla Banca Centrale Europea, che nel dicembre 2014 ha obbligato la banca portoghese a ridurre la sua esposizione al paese, dopo che l'Angola è rimasta fuori dai paesi con vigilanza bancaria equivalente a quella europea. Questa esigenza regolamentare ha avviato un lungo percorso di riduzione progressiva della posizione del BPI, che ha venduto partecipazioni alla Unitel nel 2008 (49,9% per 366 milioni di euro) e nel 2017 (ul




