Il Venezuela sembra vivere una commedia di equivoci attorno a un recente accordo energetico con gli Stati Uniti, che il presidente Donald Trump ha classificato come "storico" e "un dono". L'accordo concede agli USA il controllo di maggioranza di più di 65.000 milioni di barili di riserve provate in 17 campi strategici situati tra la Fascia dell'Orinoco e il Lago di Maracaibo.
Il patto è stato appoggiato da due cupole: quella militare e la dirigenza del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Le principali figure di questi gruppi avevano tenuto discorsi combattivi prima dell'accordo, con Diosdado Cabello, numero due di Nicolás Maduro, che dichiarava: "Se gli americani entrano non potranno uscire".
L'accordo crea un triangolo di potere formato da Diosdado Cabello e dai fratelli Delcy e Jorge Rodríguez, che agiscono rispettivamente come "presidente ad interim" e principale autorità parlamentare, oltre che come negoziatore con l'opposizione.
Il contrasto tra le posizioni precedenti dei leader chavisti, caratterizzate da retorica anti-imperialista, e l'attuale celebrazione dell'accordo con Washington rivela la natura contraddittoria della politica venezuelana, dove figure che si opponevano fermamente alla presenza americana ora difendono questa partnership strategica.




