Quando decine di migliaia di persone attraversavano irregolarmente Ceuta a luglio, Santiago Abascal, leader del partito di ultradestra Vox, non ha esitato a definire la situazione "invasione". L'articolo analizza come l'estrema destra globale utilizza la questione migratoria per trasformare l'immigrazione in una presunta "guerra culturale", collegando eventi locali a una narrazione più ampia.
Santiago Abascal e il Vox sono presentati come parte di una strategia che riecheggia le retoriche di altri leader di estrema destra, che utilizzano crisi migratorie per mobilitare elettorati attraverso messaggi su identità e sicurezza nazionale. Il confronto tra la situazione a Ceuta e il modo in cui l'immigrazione viene trattata in altri contesti internazionali mostra un modello discorsivo comune.
L'articolo suggerisce che la retorica dell'"invasione" serve a creare una narrazione di minaccia esistenziale, dove l'immigrazione irregolare viene presentata non solo come una sfida giuridica, ma come un attacco ai valori culturali e all'identità nazionale. Questa forma di comunicare sull'immigrazione consente alla destra radicale di polarizzare il dibattito pubblico e catturare elettorato scontento.
La strategia comunicativa di Abascal e di altri leader di estrema destra sembra seguire un modello transnazionale, dove ogni evento migratorio viene integrato in una narrazione globale di "sostituzione culturale", collegando diversi contesti nazionali in una presunta lotta comune contro l'immigrazione.




