Il Papa Leone XIV ha ricevuto oggi circa 150 seminaristi italiani in Vaticano, nell'incontro tenutosi nella Sala Clementina. I futuri presbiteri appartenevano al Seminario Regionale Pugliese Pio XI, di Molfetta, e al Seminario Vescovile di Aversa. Questa udienza mattutina ha servito a segnare il centenario della nuova sede del seminario di Molfetta e i 300 anni dalla fondazione del collegio ecclesiastico di Aversa.
Nella sua esortazione, il Papa ha avvertito che la vocazione richiede una pausa in un mondo frettoloso per preparare il servizio alle popolazioni più fragili. Leone XIV ha rifiutato l'idea che l'ammissione al sacerdozio premia il merito personale, chiarendo che in questa vocazione "non c'è un concorso, non c'è una classifica". Il pontefice ha indicato che l'esigenza del tempo formativo non costituisce un "lusso" o un rinvio della missione, ma la condizione necessaria per discernere la chiamata "senza scorciatoie" e lontano dal rumore della società.
Il Papa ha sottolineato che l'esperienza presbiterale allontana l'illusione di un cammino privato e isolato con Dio, aggiungendo che le istituzioni devono funzionare come una "scuola degli affetti". Relativamente alla responsabilità di chi orienta le vocazioni, Leone XIV ha chiesto che i team di formatori applichino "scienza, pazienza e amore" nella costruzione di relazioni comunitarie autentiche.
L'intervento si è concluso con un ringraziamento pubblico alle famiglie dei giovani, con il Papa che ha riconosciuto l'importanza vitale di genitori che pregano e "che sanno lasciar partire". Nel suo messaggio, Leone XIV ha esortato i seminaristi a scendere "dal monte" per essere inviati alle persone delle loro terre, in particolare alle famiglie che vanno avanti con difficoltà, ai giovani che a vent'anni fanno la valigia per cercare lavoro, agli anziani soli, ai marginalizzati e a coloro che hanno perso il senso dell'esistenza.




