Luís Silva, della Diocesi di Aveiro, condivide la sua esperienza di pellegrinaggio a Santiago di Compostela, realizzata tra il 18 e il 22 agosto 2026, lungo il cammino portoghese, a partire da Valença. L'articolo inizia con una riflessione filosofica sulla condizione di pellegrino, citando Gabriel Marcel e il concetto di "homo viator", e distingue il pellegrino dal turista, sottolineando che il pellegrino si sofferma, abita ed è abitato dai luoghi che attraversa.
Il gruppo era composto da dodici persone: sei giovani del gruppo di Estarreja e sei giovani della Missione País. Durante i cinque giorni, hanno accompagnato la lettura dei cinque capitoli della lettera di San Giacomo, uno al giorno, in un pellegrinaggio di più di centoventi chilometri.
A Padrón, l'autore ha conosciuto un pellegrino portoghese proveniente dalla riva sud, identificato solo come A., che portava con sé una delle storie più significative del viaggio. A. aveva perso la sorella quindici giorni prima, a causa di una lunga malattia oncologica, e le aveva promesso, sul letto di morte, che avrebbe compiuto il cammino e l'avrebbe portata con sé. Portava nel portafoglio due credenziali di pellegrino: la sua e quella della sorella.
A. aveva camminato per quindici ore consecutive, percorrendo più di sessanta chilometri, prima di trovare posto nel rifugio pubblico di Padrón, che ha una capacità massima di 47 posti. L'autore ha scritto un messaggio per A. prima di partire con il gruppo, lasciando una testimonianza di come le vite dei pellegrini rimangono intrecciate per sempre dopo il cammino, in una comunione che riflette la condizione umana di interconnessione.




