Il Ministero del Commercio cinese ha esiguto giovedì alla Francia di sospendere "immediatamente" le penalizzazioni applicate dall'inizio di settembre alla cosiddetta "moda ultraveloce", che variano tra 0,5 e 12 euro e colpiscono piattaforme cinesi come Shein o Temu. La portavoce Huang Ling ha chiesto alla Francia di "risolvere adeguatamente le divergenze" nel settore del commercio tessile sostenibile e di creare "un ambiente imprenditoriale equo e non discriminatorio" per le aziende cinesi, avvertendo che, qualora la Francia insista, la Cina adotterà "le misure necessarie" per difendere i propri diritti.
La Cina sostiene che il nuovo regolamento francese "applica doppi standard" e potrebbe violare il principio di non discriminazione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, usando "il pretesto di stabilire presunti criteri ecologici e di sostenibilità". Sebbene il meccanismo non sia formalmente rivolto alle aziende asiatiche, in pratica colpisce soprattutto le grandi piattaforme cinese, come Shein, che offre circa 1,7 milioni di riferimenti, contro circa 20.000 nel caso della spagnola Zara o della svedese H&M.
Martedì, Parigi ha iniziato ad applicare un sistema di penalizzazioni basato sulla dimensione della gamma di prodotti offerta dalle aziende di moda ultraveloce, ma anche sull'assenza di incentivi alla riparazione dei capi di abbigliamento. Le tariffe partono da 0,5 euro per articoli come calze o biancheria intima e possono raggiungere 12 euro per giacche, senza poter superare il 50% del




