L'amministrazione Trump ha appoggiato OpenAI in una causa legale contro il New York Times, che accusa la creatrice di ChatGPT di violare i diritti d'autore utilizzando i suoi contenuti per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Il governo degli Stati Uniti ha presentato un documento ufficiale di 20 pagine al tribunale federale di New York, firmato dal procuratore generale aggiunto Stanley Woodward, invocando questioni di "progresso scientifico", crescita economica e "sicurezza nazionale" per giustificare la sua posizione a favore dell'azienda di IA.
Nella dichiarazione, gli Stati Uniti sostengono di avere un "interesse primordiale" affinché il tribunale respinga qualsiasi argomento secondo cui l'addestramento di grandi modelli linguistici basati su testi protetti violerebbe i diritti d'autore. Stanley Woodward ha sottolineato che Trump ha considerato il dominio dell'IA come cruciale per la sicurezza nazionale e che l'amministrazione non permetterà mai che gli Stati Uniti si trovino in svantaggio rispetto ad avversari stranieri a causa di un'interpretazione dei diritti d'autore.
Il portavoce del New York Times, Graham James, ha criticato la posizione del governo, accusando l'amministrazione Trump di allearsi con "aziende multimilionarie" a scapito dei creatori. Secondo James, questa posizione comprometterebbe la sostenibilità dei contenuti creati dagli esseri umani, da cui dipende una società sana e che la stessa IA necessita per funzionare.
La causa legale tra il New York Times e OpenAI risale a dicembre 2023, quando il giornale ha citato in giudizio l'azienda e Microsoft, stimando i danni in "parecchi miliardi di dollari". Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ritiene che il concetto di "uso legittimo" (fair use) si applichi all'addestramento dei modelli di IA, considerando che l'interpretazione restrittiva del giornale costituirebbe un ostacolo alla concorrenza.




