Il Porto dà o toglie?
La crescita della metropoli del Porto si deve essenzialmente all'attrazione di giovani qualificati, capacità produttiva e localizzazione delle principali strutture sanitarie e dell'economia, il che risulta nello svuotamento continuo del territorio di Trás-os-Montes e Alto Douro. L'articolo sostiene che il Porto, nell'uso del titolo di capitale regionale, dovrebbe avere l'obbligo etico di restituire investimento produttivo, promuovere la decentralizzazione e adoperarsi per combattere l'estinzione demografica dell'interno, invece di mantenere un flusso unidirezionale di benefici che includono captazione di energia idrica, sfruttamento agricolo e viticolo e salasso di manodopera.
Il testo critica l'apatia degli amministratori locali eletti, che non rivendicano scenari diversi da quelli attuali. Nei comuni di minori dimensioni, il depauperamento demografico si traduce in una realtà in cui i giovani che rimangono lavorano per lo più nelle amministrazioni comunali o nelle Santas Casas da Misericordia, soluzioni legittime ma insufficienti per il potenziale territoriale di questi comuni. L'autore sostiene che amministratori locali e membri dell'opposizione non possono continuare a essere meri gestori della decadenza, dovendo cooperare con comuni di analoga dimensione per formare blocchi regionali coesi con reale peso politico.
L'articolo propone che vengano create condizioni attive per accogliere aziende, poli tecnologici decentralizzati e lavoratori remoti, accompagnate da un'ampia offerta abitativa finanziariamente più accessibile e con migliori condizioni di vita rispetto alla costa. L'autore conclude che la soluzione per evitare la desertificazione passa per esigere al Porto che compensi il territorio per ciò che gli sottrae, verificando che la risposta al progresso dei comuni di minori dimensioni è semplice e risiede in ciò che attualmente non esiste: casa e lavoro.




