L'11.º Simposio Nazionale del Clero si è concluso a Fátima, al Centro Paolo VI, dopo essersi svolto da lunedì sul tema "Fratelli nel sacerdozio e testimoni del Vangelo". L'evento ha riunito sacerdoti da tutto il paese per dibattere la missione e le condizioni di vita del clero in Portogallo, avendo come risultato principale un appello alla ristrutturazione di questa missione e alla promozione di una maggiore corresponsabilità nelle comunità cattoliche.
Il rettore del Seminario di São José della Diocesi dell'Algarve, padre António de Freitas, ha avvertito che i preti non sono "supereroi", ma "esseri umani, ministri e servitori", denunciando il logoramento causato dall'accumulo di compiti amministrativi e di gestione. Ha difeso la delega di queste funzioni a laici con competenze tecniche affinché i sacerdoti possano concentrarsi sull'essenziale del loro ministero.
Il rapporto di sintesi dei gruppi di lavoro ha identificato come priorità la lotta alla solitudine, l'instaurazione di una maggiore vicinanza con i vescovi e la creazione di équipe multidisciplinari che assistano i parroci in casi di sofferenza complessa e di salute mentale. Diversi sacerdoti, tra cui padre António Carlos dell'Arcidiocesi di Évora e padre António Almiro Mendes della Diocesi di Porto, hanno descritto l'isolamento e il lavoro eccessivo che caratterizzano il sacerdozio attuale, mentre padre Vítor Mira della Diocesi di Leiria-Fátima ha sottolineato che "la missione non è solo del prete, è di tutti i battezzati", evocando la coscienza sinodale.




