Uno studio del think tank EDULOG, della Fondazione Belmiro de Azevedo, ha concluso che l'area di studio è il fattore più determinante per la qualità dell'occupazione, superando persino l'importanza dell'istituzione frequentata, sia essa pubblica o privata, universitaria o politecnica. I laureati in Arti, Psicologia, Scienze Naturali, Matematica, Statistica, Discipline umanistiche e Lingue presentano una probabilità di disoccupazione almeno 10 punti percentuali superiore rispetto ai laureati in Ingegneria, Industrie Trasformate e Costruzioni, sia all'ingresso nel mercato del lavoro che cinque anni dopo il conseguimento del titolo. Il voto finale del corso è la variabile più costantemente associata alla disoccupazione, mentre il master riduce la probabilità di disoccupazione solo nel primo anno.
Lo studio analizza cinque dimensioni della qualità dell'occupazione: retribuzione oraria, stabilità contrattuale, soddisfazione, sovraqualificazione e allineamento tra formazione e impiego. Le TIC e l'Ingegneria si distinguono per i migliori stipendi e livelli di soddisfazione, mentre diverse aree delle Arti, delle Discipline umanistiche, del Benessere e dei Servizi si collocano al polo opposto. La sovraqualificazione è la forma più frequente di disallineamento, raggiungendo il 50,6% nelle Discipline umanistiche e il 50% nei Servizi, contro appena il 6,2% in Medicina e Odontoiatria.
Le donne laureate affrontano situazioni significativamente meno favorevoli nel mercato del lavoro, con minore stabilità contrattuale, stipendi più bassi, livelli inferiori di soddisfazione e maggiore rischio di sovraqualificazione. Le donne, i laureati con prestazioni accademiche più basse, i percorsi non universitari e i lavoratori part-time presentano una maggiore probabilità di affrontare molteplici svantaggi simultaneamente.
Il coordinatore dello studio, Ricardo Biscaia, sostiene che è necessario garantire che studenti e famiglie dispongano di informazioni rigorose sui risultati professionali delle diverse aree di formazione, includendo dati sulla retribuzione, sulla stabilità contrattuale e sull'adeguatezza tra formazione e impiego. L'EDULOG raccomanda prudenza nell'utilizzo dell'occupabilità come criterio unico per aggiustare l'offerta di posti e suggerisce che informazioni migliori a livello delle aree di studio possono fungere da strumento di equità.




