Il flusso di Brent nello Stretto di Ormuz ha ripreso i livelli precedenti la guerra, ponendo fine a quello che veniva descritto come un tentativo di estorsione da parte dell'Iran. Lo Stretto di Ormuz è una via marittima strategica per cui transita una parte significativa del petrolio mondiale, ed è stato oggetto di minacce iraniane negli ultimi tempi.
Più di 17 milioni di barili di petrolio si trovano attualmente in mare, rappresentando una riserva galleggiante sufficiente a garantire l'approvvigionamento globale. Questa quantità permette di aggirare eventuali blocchi o pressioni nello Stretto di Ormuz senza incidere significativamente sulla fornitura ai mercati internazionali.
Il segreto di questa situazione è legato al supporto degli oleodotti sauditi, che permettono di deviare parte del flusso di greggio lontano dallo Stretto di Ormuz. L'Arabia Saudita dispone di infrastrutture terrestri che trasportano il petrolio fino ai porti nel Mar Rosso, evitando il passaggio per il corridoio strategico controllato dall'Iran.
Il Segretario all'Energia americano ha assicurato che l'approvvigionamento mondiale è riuscito a eludere le minacce nel Golfo Persico. Questa dichiarazione arriva in un momento in cui le tensioni nella regione sembravano rappresentare un rischio reale per i prezzi del petrolio e la sicurezza energetica globale.



