L'articolo affronta la possibilità per le startup e le piccole e medie imprese (PMI) di entrare nel settore della difesa, tradizionalmente dominato da grandi conglomerati industriali, chiamati aziende "prime". Sebbene queste imprese di maggiori dimensioni continuino a essere la spina dorsale della base industriale della difesa, le imprese di dimensioni più piccole possono avere un ruolo decisivo nella catena del valore, specialmente in ambiti come l'intelligenza artificiale, i droni, la cibersicurezza e l'informatica quantistica, con tecnologie a duplice uso.
Il modello proposto si basa su una relazione di simbiosi tra imprese grandi e piccole: le aziende "prime" funzionano come ancore del sistema, potendo incorporare e ampliare le soluzioni sviluppate dalle startup, mentre queste trovano nei grandi gruppi partner con la capacità di portare le loro tecnologie sul mercato della difesa. Le grandi imprese internazionali possono inoltre fungere da porte d'ingresso per catene del valore internazionali.
Tuttavia, l'ingresso nel settore affronta difficoltà significative, inclusi licenziamenti, certificazioni, requisiti tecnici e di sicurezza. Il nodo critico, secondo l'articolo, è l'accesso al finanziamento. Uno studio della Commissione Europea del 2024 ha identificato che le PMI europee del settore della difesa affrontano un deficit di finanziamento tramite capitali propri di circa 2 miliardi di euro in media, e che circa il 40% considera l'accesso al finanziamento difficile o molto difficile.
A livello europeo, stanno venendo implementati programmi di sostegno come AGILE, EUDIS e il Consiglio Europeo per l'Innovazione, che ora finanzia tecnologie a duplice uso con fondi fino a 2,5 milioni di euro e investimenti in capitali propri fino a 30 milioni di euro per impresa. L'articolo evidenzia che il Portogallo riunisce condizioni favorevoli per cogliere questa opportunità, incluse competenze industriali con potenziale a duplice uso, talento in ingegneria e un ecosistema di innovazione tecnologica in crescita.




