L'articolo affronta la questione se l'Asia sia un mercato viabile per i vini portoghesi. L'autore, Jorge Nunes, che vive in Asia da 14 anni rappresentando la famiglia Symington come gestore di mercato, sostiene che la regione non è né mai è stata un "El Dorado", ma un mercato esigente, frammentato e lento da costruire, sebbene offra un potenziale di crescita reale per chi avrà visione, pazienza e consistenza.
Nunes divide il continente asiatico in quattro regioni distinte: Asia nord-orientale (Giappone, Corea del Sud, Taiwan), Cina (compresa Hong Kong e Macao), Asia sud-orientale (varia da Singapore all'Indonesia) e il subcontinente indiano. Ogni regione presenta caratteristiche economiche e livelli di sofisticazione del mercato molto diversi, pertanto considera pericoloso e semplicistico parlare dell'Asia come un unico mercato.
Il testo mette in guardia sulla necessità di pazienza nell'approccio a questi mercati. Mentre nella viticoltura e nell'enologia passano facilmente sette anni dall'acquisto di un terreno al momento in cui il vino è pronto per la vendita, nell'area commerciale la pazienza raramente supera uno o due anni. In Asia, questa mentalità non funziona a causa della distanza, della scarsa conoscenza dei vini portoghesi e dell'assenza di un "marchio Portogallo" consolidato.
L'autore conclude che senza investimenti in risorse umane, presenza fisica nei mercati e una buona dose di perseveranza, è meglio non guardare a questa parte del mondo. Sottolinea che i mercati asiatici restano aperti alla concorrenza, che non è ferma, e che la questione non è se vale la pena investire, ma chi è disposto a fare ciò che è necessario perché ne valga la pena.




