Fernando Jesus Pires, direttore del giornale O Regiões, scrive un editoriale in cui difende che il Portogallo deve discutere la cultura della permanenza in politica e il ruolo che la politica dovrebbe avere nella democrazia. L'autore non manifesta ostilità verso i politici, ma sostiene che il potere appartiene ai cittadini ed è solo temporaneamente affidato a chi li rappresenta. Difende che una carica pubblica non è patrimonio personale, un mandato non è proprietà e una funzione politica non costituisce un diritto acquisito alla permanenza nello Stato.
L'editoriale affronta la necessità di rinnovamento nella politica portoghese, sostenendo che servono nuove persone, esperienze diverse e un collegamento permanente con la società reale. Pires difende che la democrazia non dovrebbe limitarsi alla domanda su ciò che è permesso, ma dovrebbe anche chiedersi ciò che è sano per le istituzioni. Indica che un Parlamento non dovrebbe essere solo un luogo di professionisti della politica e che un amministratore locale, deputati o governanti dovrebbero avere una cultura politica in cui tornare alla professione e alla società fosse considerato normale.
L'autore affronta anche la questione delle porte girevoli tra cariche politiche e interessi privati, difendendo che nessuno dovrebbe poter trasformare una posizione di autorità pubblica in un vantaggio privato senza regole chiare e verificabili. Difende che la trasparenza del sistema riduce lo spazio per i sospetti e che il Portogallo deve discutere limiti, rinnovamento, incompatibilità e conflitti di interessi. Tuttavia, Pires sottolinea che non si devono cercare colpevoli dove non esistono prove, ma soluzioni dove esistono problemi.
L'editoriale conclude che il Portogallo ha bisogno di una nuova cultura democratica in cui il potere non sia una carriera, ma una missione. Pires sostiene che chi entra in politica deve entrare per servire, sapere che il mandato termina, accettare il scrutinio e sapere tornare alla società. Difende che la vera grandezza di chi serve il Paese non sta nel rimanere eternamente al potere, ma nel sapere quando è arrivata l'ora di consegnarlo. L'autore fa appello a lasciare alle prossime generazioni un sistema di regole e cultura del potere che privilegia mandati responsabili invece di carriere politiche eterne.




