Le coalizioni PAI – Terra Ranka, API – Cabas Garandi e il movimento Firkidja di Pubis hanno classificato il referendum costituzionale di domenica in Guinea-Bissau come un "fallimento totale", considerando che l'astensione superiore al 90% si è tradotta in un rifiuto del regime militare. Queste forze di opposizione si sono congratulate per la "risposta positiva all'appello al boicottaggio" rivolto alla consultazione popolare.
Secondo i partiti di opposizione, l'affluenza alle urne si è attestata al di sotto del 10% in tutte le regioni del paese, risultato della chiusura di seggi elettorali "deserti" e del rifiuto di un processo caratterizzato dalla "manifesta mancanza di legittimità", da restrizioni alle libertà pubbliche e dall'assenza di supervisione indipendente. In senso opposto, il portavoce della Commissione Nazionale per le Elezioni, Idriça Djaló, ha annunciato una partecipazione superiore al 50%.
I militari guineensi hanno orchestrato un colpo di Stato il 26 novembre 2025, un giorno prima della pubblicazione dei risultati delle elezioni legislative e presidenziali, hanno allontanato dal potere l'allora Presidente eletto, Umaro Sissoco Embaló, e hanno fatto approvare una nuova Costituzione che rafforza i poteri del capo dello Stato. Le nuove elezioni presidenziali e legislative sono state fissate dai militari per il 6 dicembre.
Le coalizioni di opposizione hanno avvertito che il regime potrebbe tentare di posticipare le elezioni e hanno sottolineato che imporre una nuova Costituzione contribuirebbe ad approfondire la crisi politica e istituzionale. Il movimento Firkidja di Pubis ha inoltre chiesto alla CEDEAO, all'Unione Africana, alla CPLP, all'ONU e agli altri partner internazionali di trarre le dovute conclusioni dal posizionamento del popolo guineense.




