Papa Leone XIV ha modificato il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali attraverso la Carta Apostolica "Mutua concordia", concedendo ai Sinodi dei Vescovi il potere di destituire i rispettivi patriarchi in situazioni di grave rottura della comunione ecclesiale. La decisione mira a colmare una lacuna nell'ordinamento giuridico cattolico per risolvere i casi in cui il vincolo tra il patriarca e i restanti vescovi risultasse irreparabilmente compromesso.
Il processo di destituzione richiede che il patriarca sia prima invitato a rinunciare volontariamente, prima che il Sinodo proceda alla votazione. La rimozione può essere approvata solo con voto segreto di almeno due terzi dei membri con diritto di voto, cabendo successivamente al Papa dare l'assenso alla decisione sinodale.
Le nuove norme stabiliscono inoltre l'obbligo di garantire al patriarca destinatario "il diritto alla piena difesa davanti al Sinodo", tutelando la giustizia di fronte a qualsiasi accusa formale. Leone XIV ha spiegato che ha riservato per sé solo la concessione dell'assenso, cercando di allontanare eventuali "pressioni indebite interne o esterne" e garantire la piena libertà dei padri nel processo.




