L'Islanda ha respinto in referendum la riapertura dei negoziati di adesione all'Unione Europea, con il 52,8% dei voti (118.040) che hanno votato "no" e il 47,2% (105.339) che hanno votato "sì". Il referendum si è svolto lo scorso fine settimana, con i risultati finali resi noti domenica 30 agosto, rifiutando la ripresa di un processo di adesione che era stato sospeso nel 2013.
La prima ministra socialdemocratica Kristrún Frostadóttir ha considerato il risultato "una vittoria per la democrazia" e non una sconfitta, affermando che il suo governo non riprenderà i negoziati di adesione durante questa legislazione, che termina nel 2028. Il rifiuto congela qualsiasi discussione sull'adesione islandese almeno fino a quella data.
Il risultato è descritto come un rovescio strategico per l'UE in un contesto di avvicinamento di Donald Trump all'Atlantico Nord, con interesse nel controllo della pesca e dell'agricoltura, che rappresentano il 40% delle esportazioni islandesi, e della Groenlandia. L'Islanda, la cui difesa è assicurata dagli Stati Uniti e dalla NATO, affronta preoccupazioni crescenti per la sovranità e il controllo nazionale, che alla fine hanno prevalso sugli argomenti di sicurezza dei sostenitori del "sì".
L'Unione Europea, attraverso il presidente del Consiglio Europeo António Costa, ha manifestato pieno rispetto per la decisione democratica del popolo islandese, ribadendo che l'Islanda continua a essere uno dei partner più vicini e di maggiore fiducia dei 27 Stati membri, in particolare attraverso lo Spazio Economico Europeo.




