In Nepal, il rapporto tra religione, tradizione e vulnerabilità sociale aiuta a spiegare perché alcune pratiche continuano a suscitare shock, controversie e denunce internazionali. Tra queste, si distinguono la venerazione di ragazze come kumaris — viste in alcuni contesti come "dee viventi" — e pratiche storiche di offerta di bambini ai templi.
La pratica di offrire bambini ai templi, conosciuta come "Bade Dashain", comporta la consegna di ragazze a santuari induisti, spesso da parte di famiglie in situazione di povertà estrema. Questi bambini restano sotto la responsabilità dei templi, ma in molti casi affrontano condizioni di vita precarie, lavoro forzato e abusi.
L'articolo evidenzia che esiste un confine sottile tra ciò che è considerato tradizione religiosa e ciò che costituisce sfruttamento e traffico di esseri umani. Le organizzazioni per i diritti umani hanno messo in guardia su questa situazione, denunciando che pratiche millenarie vengono talvolta utilizzate per giustificare situazioni di abuso.
La situazione delle kumaris e dei bambini offerti ai templi riflette un problema più ampio di vulnerabilità sociale in Nepal, dove la povertà e la mancanza di alternative portano le famiglie a consegnare le proprie figlie a istituzioni religiose, spesso senza una piena comprensione delle conseguenze.




