Il dinosauro che visse a Castellón e sopravvisse a una grave infezione 125 milioni di anni fa: è il primo caso conosciuto
El Periódico Mediterráneo - General26 agosto 2026 alle ore 15:07
Un fossile di dinosauro scoperto a Morella, uno dei grandi enclavi paleontologici del Cretaceo Inferiore europeo, nella provincia di Castellón, si è rivelato essere il primo caso conosciuto di un dinosauro che è sopravvissuto a una grave infezione 125 milioni di anni fa. La scoperta dimostra che anche i dinosauri si ammalavano, soffrivano di infezioni e riuscivano a convivere per un certo tempo con lesioni gravi, offrendo nuove prospettive sulla biologia e la resistenza di questi animali preistorici.
L'ultima eclissi lunare parziale dell'anno offre uno spettacolo per i mattinieri, con la Luna che si immerge nell'ombra della Terra durante la notte inoltrata. Per chi non potrà osservare il fenomeno direttamente, diverse trasmissioni online saranno disponibili per seguire l'evento celeste.
I ricercatori portoghesi del centro GeoBioTec dell'Università Nova di Lisbona e dell'Istituto Dom Luiz hanno concluso, attraverso modelli teorici, che lo stoccaggio di energia in rocce porose situate in profondità può raggiungere capacità sufficienti per alimentare una piccola città. Questa scoperta rappresenta un avanzamento significativo nel campo delle energie rinnovabili e dello stoccaggio geologico di energia.
La chirurga dentista Andréa Melo spiega una ricerca brasiliana inedita condotta dal Headache Center Brasil, presentata al 22° Congresso della Società Internazionale di Cefalea, che ha identificato un'elevata prevalenza di bruxismo diurno nei pazienti con emicrania cronica. Lo studio, realizzato tramite elettromiografia di superficie, ha dimostrato che entrambi i quadri clinici condividono lo stesso meccanismo neurologico: l'iperattivazione del nervo trigemino, che attraversa la muscolatura del viso. L'osservazione clinica di Melo, che da anni nota questo pattern nei pazienti inviati da neurologisti, ora ottiene una conferma scientifica.
Ricercatori portoghesi dei centri GeoBioTec (FCT-NOVA) e Instituto Dom Luiz (FCUL) hanno scoperto che le formazioni di rocce porose sotterranee possono funzionare come una "batteria gigante" per immagazzinare energia rinnovabile su larga scala, sufficientemente potente da alimentare un'intera città.